Disturbi e malattie

Ricerca. Un legame tra le diete iperproteiche e il Morbo di Alzheimer?

By Allie Montgomery
Published: Martedì, 27 Ottobre 2009
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Fin dagli anni '60 le diete iperproteiche sono molto popolari, e tutt'oggi continuano ad attirare l'attenzione di milioni di persone che desiderano dimagrire.

Tuttavia, prima di lanciarvi in una dieta di questo tipo, ci sono alcune cose che dovreste prendere in considerazione.

Le diete con un tasso elevato di proteine possono produrre una perdita rapida del peso iniziale, ma la maggior parte dei chili persi deriva dalla perdita di acqua piuttosto che dalla perdita dei grassi.  

Inoltre, molte diete alimentari ricche di proteine sono anche ricche di grassi saturi e povere di fibre, una combinazione che può aumentare il tasso di colesterolo e aumentare il rischio di affezioni  cardiache e di incidenti di ordine vascolare cerebrale (AVC).

Delle ricerche hanno stabilito che tali diete causano una secrezione di calcio superiore al normale nelle urine, cosa che, a lungo termine, può aumentare il rischio di osteoporosi e di sviluppare  calcoli renali.

Uno studio recente pubblicato nella rivista "Molecular Neurodegeneration" avanza l'ipotesi che una dieta ricca di proteine possa determinare il restringimento del cervello e un aumento del rischio di sviluppo e progressione del morbo di Alzheimer.

Questa scoperta è apparsa in una ricerca avente per oggetto gli effetti di varie diete su cavie passibili di sviluppare il morbo di Alzheimer (il MIO). Le cavie sono state sottoposte a una dieta normale, con un tasso elevato di grassi e con pochi zuccheri, a una dieta personalizzata, con un alto tasso di proteine e pochi carboidrati, e a una dieta con un alto tasso di glucidi e pochi grassi.

Nel corso dello studio sul cervello e sul peso corporeo delle cavie, combinato allo studio sull'accumulo delle placche e sulle diverse parti del cervello implicate nella perdita di memoria, è emerso,  inaspettatamente, che il cervello delle cavie che seguivano una dieta con un tasso elevato di proteine e basso di glucidi era del 5 % più leggero del cervello degli altri roditori, e che le sezioni dell ippocampo erano meno sviluppate. La spiegazione più plausibile è stata che una dieta ricca di proteine potrebbe esporre maggiormente i neuroni al morbo di Alzheimer.

Le diete iperproteiche sono finalizzate generalmente al controllo del peso e combinate ad altre diete già ricche di grassi. Questa pratica potrebbe rivelarsi doppiamente dannosa qualora l'aumento dell'ingerimento di alimenti con un alto contenuto di grassi e proteine dovesse sensibilizzare le cellule nervose al veleno liberato dalle placche. Questo è quanto ha dichiarato l'autore principale, Sam Gandy, professore al Mount Sinai School of Medicine e neurologo al James J. Peters veterans Affairs Medical Center di New York.

Secondo il dott. Gandy, per quanto riguarda l'associazione delle diete ricche di proteine con l'invecchiamento dei neuroni, già  presa in considerazione dalla ricerca, il punto è quello di capire se una determinata alimentazione, ingerita a una determinata età, possa incidere sulla comparsa e/o sulla progressione del morbo di Alzheimer.

Gandy ritiene che per accertare le supposte implicazioni delle diete per il cervello umano sono necessarie ulteriori ricerche. Aggiunge, inoltre, che sono necessarie ulteriori sperimentazioni affinché gli scienziati siano in grado di fornire delle raccomandazioni specifiche sui rischi alimentari associati al morbo di Alzheimer.

Ricordiamo che delle ricerche precedenti hanno già dimostrato che una dieta alimentare di tipo mediterraneo (a debole tasso di calorie, povera di grassi saturi, ricca di verdure, frutta e pesce) potrebbe rallentare la progressione del morbo di Alzheimer.

IL morbo di Alzheimer porta all'accumulo di lesioni cerebrali, chiamate placche amiloidi, che distruggono le cellule cerebrali, causando la perdita di memoria e problemi comportamentali sufficientemente gravi da influire sul lavoro, sulla vita sociale e anche sulla capacità di far fronte alla vita quotidiana per il paziente. Con il passare del tempo, il morbo di Alzheimer peggiora e diventa mortale.

Attualmente, non esiste nessuna cura risolutiva, ma in tutto il mondo i ricercatori continuano a investigare il modo migliore per curare la malattia, ritardare la sua comparsa e impedire il suo sviluppo.