E' iniziata la scorsa settimana la distribuzione nelle regioni italiane del vaccino contro l'influenza A. La priorità è data al momento alle categorie a rischio, come le persone che soffrono di malattie croniche come il diabete grave o affette da malattie cardiovascolari. In particolare si raccomanda la vaccinazione alle donne che hanno superato il terzo mese di gravidanza.
Il primo vaccinato in Italia è stato Giorgio Ciconali, medico e dirigente del servizio di igiene pubblica dell'Asl di Milano. Riguardo la copertura contro il virus H1N1 del mondo sanitario, è prevista la vaccinazione del 40% dei medici di famiglia. A questo proposito, Ferruccio Fazio, viceministro del Welfare, ha esortato gli operatori sanitari a vaccinarsi, in modo da poter contare sulla loro presenza al momento del picco della diffusione della malattia.
In realtà, nonostante l'invito del viceministro, gli operatori sanitari non sono molto propensi a sottoporsi alla vaccinazione contro il virus. Alla base di questa resistenza figura una certa sfiducia verso il vaccino, che si ritiene messo a punto con troppa fretta, e la convinzione della lievità dell'influenza A. In particolare, Fazio ha invitato alla vaccinazione i medici di medicina generale e, fra coloro che lavorano in ospedale, i medici dei reparti di malattie respiratorie e di terapia intensiva.
Gli studi in corso mirano ad accertare che il virus non entri in contatto con altri virus influenzali magari più aggressivi come l'H5N1 dell'influenza aviaria che lo rendano più aggressivo.
A questo proposito sono stati creati due gruppi di lavoro dell'Oms per intercettare sul nascere eventuali mutazioni. La virologa Ilaria Capua, direttrice del Centro di riferimento per l'Aviaria per la Fao e l'Oie presso l'Istituto Zooprofilattico delle Venezie, ha spiegato che il primo è un gruppo di indirizzo strategico che comprende un veterinario, mentre il secondo studia l'influenza a livello globale, compresa l'interfaccia uomo-animale.


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