Inizia a intravedersi la strada per l'accesso in Italia alla pillola abortiva RU486, farmaco che se assunto entro le prime 7 settimane, risparmia alle donne l'aborto per via chirurgica.
Lo steroide mifepristone,principale componente della pillola, viene commercializzato da tempo in Francia con il nome Mifégyne da Exelgyn Laboratoires e negliStati Uniti, dove viene prodotto dalla Danco Laboratories LLc, come Mifeprex. Durante le prime sperimentazioni fu usata la sigla RU-38486, poi abbreviata in RU-486, dall'azienda produttrice, la Roussel Uclaf.
Rispetto ai metodi abortivi tradizionali la pillola Ru486 non rende indispensabile l'ospedalizzazione (comunque prevista in alcuni paesi) e ha il vantaggio di non richiedere un intervento chirurgico. Come tutti i farmaci presenta comunque egli effetti collaterali che è bene valutare. Il farmaco è attualmente in uso in tutti gli Stati dell'Unione Europea salvo la Polonia e la Lituania e, naturalmente, l'Irlanda e Malta in quanto paesi nei quali l'aborto è vietato.
Il Consiglio di Amministrazione dell'Aifa, riunitosi ieri, ha dato mandato al Direttore Generale Guido Rasi per la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Determina relativa all'autorizzazione all'immissione in commercio del Farmaco.
I passaggi successivi saranno la pubblicazione dell'atto prevista entro un mese e la disponibilità del farmaco negli ospedali. Nei fatti, la disponibilità, tuttavia, non sarà così scontata in tutte le Regioni, che stabiliranno le modalità di fruizione, tese o meno a facilitare l'accesso al farmaco, in base all'orientamento politico che le caratterizza.
L'Aifa ha infatti previsto «il ricovero della donna dall'inizio alla conclusione del trattamento abortivo». Il ministro Sacconi si è espresso a favore del ricovero obbligatorio della donna, e il sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella ha precisato che la delibera dell'Aifa conferma i pareri del Consiglio Superiore di Sanità, e quindi la necessità del ricovero in ospedale fino a quando l'aborto non sia stato completato.
C'è anche chi, come il cardinale Javier Lozano Barragan, presidente emerito del Pontificio consiglio per la pastorale sanitaria, auspica l'obiezione di coscienza dei medici cattolici.
Anna Finocchiaro, presidente del gruppo del Pd al Senato, sottolinea in merito come la disponibilità della pillola non significhi una banalizzazione dell'aborto dal momento che la somministrazione della Ru486 avverrà in ospedale, nell'ambito di quanto disposto dalla legge 194. Ribadisce anche che si tratta semplicemente di una tecnica meno invasiva che saranno le donne a scegliere o meno.
Silvio Viale, ginecologo e responsabile del Day Hospital e del servizio per le Ivg dell'Ospedale S.Anna di Torino ha dichiarato 'L'Aifa ha tenuto la schiena dritta e ora tocca a noi medici farlo''.
Viale fa notare come la questione del ricovero ordinario o del day hospital sia una questione puramente formale, in quanto si può passare dall'uno all'altro in entrambe le direzioni e sono le Regioni a dettare le regole. Aggiunge anche che la 194 verrà pienamente rispettata e auspica, per non scaricare sulle donne le responsabilità mediche, il superamento in tempi brevi di un'eventuale imposizione di un ricovero obbligatorio.


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