C'è un momento in cui gli uomini anziani colpiti, purtroppo, dal tumore alla prostata, si ritrovano a dover considerare le opzioni che hanno a disposizione per affrontare il problema. Una di queste opzioni è la terapia ormonale. Una ricerca ha dimostrato che negli Stati Uniti, un uomo su quattro, tra coloro che sono colpiti dalla malattia, si sottopone alla terapia ormonale. Le probabilità di effetti nocivi sono tuttavia più numerose di quelle di effetti benefici.
Per gli uomini tra i settanta e gli ottanta anni, l'intervento per rimuovere la prostata, la prostatectomia radicale, presenta dei rischi. Nel corso dello stadio iniziale della malattia, è ancora possibile scegliere tra tre opzioni.
La prima opzione consiste nell'attendere per vedere se l'evoluzione di questo tumore, normalmente dallo sviluppo lento, può diventare un problema serio. Questo tipo di osservazione è chiamata terapia conservativa o attesa vigile. La seconda opzione consiste nel sottoporsi alla radioterapia con tutti gli effetti collaterali che comporta. La terza opzione è la terapia di deprivazione androgenica, che prevede l'assunzione di farmaci ormonali come Lupron, Eligard, Viduar e Zoladex, o l'orchiectomia, intervento che consiste nell'asportazione chirurgica del testicolo allo scopo di eliminare la produzione di testosterone e rallentare così la crescita del tumore.
Gli uomini anziani degli Stati Uniti solitamente optano per la terapia ormonale autonoma, anche se non esistono delle prove sulla sua efficacia. Uno degli effetti collaterali più comuni della terapia ormonale è la disfunzione erettile. Secondo degli studi recenti, la preoccupazione più grande relativa alla terapia ormonale è l'associazione tra le terapie di deprivazione androginica e le malattie come il diabete, le affezioni cardiache, le fratture alle ossa e la riduzione della massa muscolare.
Sembra infatti che la terapia ormonale non offra dei benefici proporzionali ai rischi che comporta per le persone anziane. Come mai, allora, così tanti uomini scelgono di sottoporsi a una cura non comprovata che al momento sembra fare più male che bene?
Otis Brawley, direttore della American Cancer Society dichiara che si tratta di un fenomeno americano. Sembra che un gran numero di uomini che dovrebbero seguire la terapia conservativa finiscono per sottoporsi a qualche tipo di intervento.
Brawley and Lu-Yao suggeriscono a questi uomini anziani di continuare a vivere come se non avessero saputo del cancro. Molti di loro, a prescindere dalle conclusioni sul tumore, si sottopongono al test screening PSA (Antigene Prostatico Specifico) o alla biopsia prostatica. E spesso queste decisioni vengono prese senza una corretta informazione del caso, dichiara Simon Hall, il direttore del dipartimento di urologia alla New York's Mount Sinai School.
Nella maggior parte dei pazienti con un tumore alla prostata localizzato, è probabile che la malattia non diventi mortale prima dei 10 anni. E' evidente dunque, come l'età del paziente abbia a questo punto una sua rilevanza al momento di decidere se sottoporre il paziente a una biopsia.
Hall ha affermato che personalmente lui curerebbe con la terapia ormonale solamente alcuni casi specifici. Per molti uomini anziani il rischio è davvero basso e tale da non richiedere nessuna cura. Perché allora sottoporre questi uomini ai pesanti effetti collaterali e ai costi?
E' stato osservato che questi studi non concernono gli uomini di età più giovane, che potrebbero ricevere la terapia di deprivazione androginica combinata con la radioterapia o l'intervento chirurgico. In questo caso il discorso è diverso, e la terapia ormonale può presentare dei benefici.


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