Da SuperMario e Zelda, a Guitar Hero e Fifa Football, la videogiocomania continua a guadagnare adepti, con costi per la salute di gran lunga superiori a quelli del portafoglio. La ricerca infatti ha dimostrato che i bambini possono diventare dipendenti ai videogame, con conseguenze gravi. Dalla mancanza di cura e rispetto per la casa al mentire su quanto tempo viene speso a giocare, affrontare i vari sintomi sta diventando un serio problema per molti bambini.
Altri segni-spia del pericolo videogioco e della crescente dipendenza sono le somme di denaro spese per l'acquisto di questi, oppure il dedicare sempre più tempo a giocare per raggiungere un livello di eccitazione sempre maggiore. I bambini possono mostrare segni di irritabilità oppure usare il loro gioco come un modo di sfuggire problemi. Alcuni addirittura ricorrere a rubare denaro per alimentare la loro abitudine a giocare.
Nel primo studio a livello nazionale negli Stati Uniti, Douglas Gentile dello Iowa State University e direttore della ricerca presso l'Istituto nazionale no-profit su Media e la Famiglia, ha rilevato che 8,5 per cento dei giovani americani di età compresa tra 8 e 18 che si interessano ai video giochi mostra numerosi segni di dipendenza. Lo studio è stato pubblicato online dalla rivista Psychological Science.
Secondo Gentile, "Alcuni bambini si applicano in modo tale da perdere un equilibrio nella vita reale. E finiscono per danneggiare altri ambiti della loro vita" Gentile aveva iniziato la sua ricerca con un certo scetticismo circa la possibilità di una vera e propria dipendenza. Dichiara: "Ho pensato che si trattasse di una drammatizzazione dei genitori-che di fronte ai ragazzi che giocano non capivano i motivi e le cause, e usavano l'etichetta di ‘dipendenza'. Mi ero sbagliato ".
Per lo studio, Gentile ha modificato alcuni dei criteri utilizzati per la diagnosi delle patologie da gioco d'azzardo e ha creato una serie di domande riguardanti i videogame. Queste domande sono state sottoposte a 1178 bambini e ragazzi in base a un sondaggio Harris Poll del 2007 in cui il videogiocatori venivano considerati "giocatori patologici" se risultavano positivi a un minimo di sei su 11 sintomi.
I risultati hanno rivelato che i ragazzi risultavano più "giocatori patologici" rispetto alle ragazze. Sebbene il numero di sintomi riferiti per persona fosse minore, in media, circa il 12 per cento dei ragazzi presentava almeno sei sintomi rispetto a solo l'8 per cento delle ragazze. Inoltre, la media dei ragazzi è più di 14 ore a settimana, mentre le ragazze giocano più di nove ore settimanali.
Lo studio ha inoltre riscontrato che circa l'88 per cento dei bimbi americani fra gli 8 a 18 anni gioca ai videogiochi: il che vuol dire circa 45 milioni di bambini e ragazzi. Considerando un tasso di rilevazione dell'8,5 per cento, questo significa circa 3 milioni di dipendenti tra di loro. Gentile ha anche riscontrato che coloro che sono considerati giocatori patologici avevano scarse prestazioni scolastiche, non potevano rimanere focalizzati sui loro sentimenti né esprimerli compiutamente. Inoltre, questi soggetti avevano il doppio delle possibilità di avere disordini da deficit di attenzione o da iperattività. I videogiocatori che mostravano segni di dipendenza erano anche, spesso, in possesso di una consolle di gioco nelle loro camere da letto.
Gentile ricorda che i giochi in sé non sono da condannare. E spiega, "Non è che i giochi diano dipendenza di per sé. È l'uso squilibrato che alcuni bambini fanno che li rende pericolosi in molti altri ambiti della loro vita."
L'American Academy of Pediatrics raccomanda uno a due ore al giorno come quantità totale di "tempo davanti allo schermo". E in questa cifra vanno compresi tutti diversi contenuti come la televisione, il computer e i videogiochi.


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