Secondo le stime della Alzheimer's Association, sono oltre cinque milioni i malati di Alzheimer che vivono solo negli Stati Uniti, venti nel mondo. Per capire quanti sono i soggetti che, complessivamente, sono colpiti, o come malati o come parenti dei malati, da questa malattia così terribile e invalidante, dovete raddoppiare o triplicare questi numeri.
Nei decenni il numero di morti per Alzheimer è andato crescendo: a causa di questa malattia le cellule cerebrali vengono distrutte progressivamente, la memoria viene colpita e la persona diviene incapace di vivere nel proprio mondo. Anche se ancora le ricerche non hanno trovato la chiave per curarla, nuovi studi, presentati proprio questa settimana, possono aiutarci a trovare una nuova via per capire come funziona l'Alzheimer.
Il Biotechnology developer della Genentech e il Salk Institute di La Jolla hanno lavorato insieme per cercare di isolare la proteina sospettata di distruggere le cellule cerebrali nei casi più avanzati di Alzheimer. In una pubblicazione sul giornale Nature, il team degli scienziati ha mostrato come sia riuscito ha scoprire una via nuova utilizzata dall'Alzheimer per colpire il cervello: la proteina conosciuta come APP.
APP è una proteina che viene sviluppata nello sviluppo del feto, quando il cervello e la spina dorsale stanno per formarsi nell'utero. E' in questo momento che si crea una sovrapproduzione di cellule nervose tale da richiedere quello che gli scienziati chiamano ‘potatura': un processo del cervello che elimina alcune cellule per fare in modo che il feto si sviluppi senza squilibri. L'agente che provoca questo meccanismo è proprio la proteina APP. I ricercatori della Genentech e del Salk sono convinti che questo processo di potatura si riproduca nei cervelli affetti da Alzheimer, anche se ancora non ci sono prove concrete a sostegno di questa teoria.
In un intervista sul web, il vice presidente della research drug discovery della Genentech e co-autore dello studio, Marc Tesser-Lavigne afferma che, "Nel programma di autodistruzione cellulare messo in moto dall'Alzheimer niente come la APP può agire meglio". E continua, "Nel campo dell'Alzheimer, è ben noto che una degli agenti più pericolosi nel cervello è la proteina APP e il suo ruolo... si tratta di una proteina larga che si trova nella membrane cellulare." Così Tessier-Lavigne riassume i risultati e al contempo richiama gli studi del passato che si erano già interessati a una parte della proteina chiamata Abeta. A lungo si è pensato che l'abeta avesse un ruolo tossico e aiutasse l'insorgere dell'Alzheimer.
Sebbene i ricercatori non abbiano anocora provato con certezza cha la APP sia una delle cause dell'Alzheimer, ci sono molte speranze che questa nuova ricerca segni un passo nella direzione giusta per isolare le cause della malattia. Tessier-Lavigne ricorda che è tipico di tutte le malatte utilizzare le funzioni e i meccanismi del corpo per utilizzarli contro l'organismo umano.
Se questo passaggio risulterà utile per la ricerca e sarà foriero di nuove scoperte, il passo successivo potrebbe essere creare farmaci capai di invertire i processi negativi sulle cellule che la proteina provoca. Certo bisogna ricordare che si tratta per adesso di ricerche di laboratorio (o in vitro) e che si utilizzano solo topi cavia, mentre per i primi dati sull'uomo bisognerà aspettare qualche anno.


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