Invecchiamento

Farmaci contro l’ictus possono aiutare anche i malati di Alzheimer

By Drucilla Dyess
Published: Mercoledì, 11 February 2009
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L'Alzheimer è una malattia progressiva del cervello, è la sesta causa di decessi negli Stati Uniti e in Europa, e conta circa 5 milioni di casi in America e più di sei in Europa. E' la forma più comune di demenza senile e, ad oggi, non sono note cure efficaci. La malattia ha la capacità di distruggere le cellule cerebrali, causando gravissimi problemi di memoria, riflessione e comportamento che piano piano escludono il malato da qualsiasi forma di vita sociale e gli inibiscono i gesti più elementari della vita quotidiana. Peggiora inevitabilmente con il tempo ed è sempre fatale.

La ricerca non ha mai smesso di condurre la sua battaglia contro l'Alzheimer concentrandosi in particolare modo sulla diagnosi precoce e sull'individuazione dei meccanismi che sono alla base della malattia. Uno straordinario risultato ottenuto è la capacità sempre maggiore di individuare la malattia a uno stadio iniziale, cosa che rende più efficaci i trattamenti. Inoltre, sono molteplici i nuovi farmaci e le nuove terapie che sono in questo momento in sperimentazione nel tentativo di trovare forme migliori di cura. Fra gli ultimi farmaci ce n'è uno usato per aumentare il flusso di sangue al cervello e di conseguenza aiutare l'apprendimento e la memoria riducendo i rischi dell'Alzheimer.

Il farmaco, noto come Fasudil, è stato usato nei pazienti colpiti da ictus per circa un decennio con l'obbiettivo di creare una migliore circolazione del sangue e di aumentare la portata dei vasi sanguigni bloccati. Secondo i ricercatori del Translational Genomics Research Institute (TGen) dell'Arizona State University (ASU), il principio attivo del Fasudil, detto hydroxyfasudil, può modificare la memoria andando a colpire la funzione di un gene detto KIBRA. I ricercatori sono convinti che KIBRA possa influenzare la capacità di apprendimento e la memoria attiva. I risultati di questo studio si trovano sul journal Behavioral Neuroscience.

Durante lo studio, dei topi di laboratorio adulti sono stati iniettati con il principio attivo e posti all'interno di un labirinto per verificare le capacità di percezione dello spazio e la memoria. In precedenza le stesse cavie erano state poste nel labirinto dopo un'iniezione di semplice placebo. I risultati sono stati nettamente migliori con l'hydroxyfasudil e proporzionali alla quantità di principio iniettato.

Questi risultati suggeriscono che l'hydroxyfasudil potrebbe avere un effetto anche sui processi cognitivi dell'uomo, proprio agendo su quelle zone colpite e deteriorate dall'età e dalle malattie.

Secondo il dottor Matthew Huentelman, ricercatore e autore dello studio per la TGen Research Institute: "Se il Fasudil risultasse sicuro per l'uomo e l'efficacia nell'apprendimento e nella memoria comprovata, rappresenterebbe una percorribile nuova via per i trattamenti di profilassi contro le malattie collegate al peggioramento dei processi cognitivi. Questo includerebbe malattie come l'Alzheimer ma anche tutti i problemi neurologici dovuti all'invecchiamento. In parole povere, potremmo aver trovato una nuova arma che da usare già prima del presentarsi dei primi sintomi."

Il responsabile della ricerca il dottor Heather Bimonte-Nelson, assistente professore nel Department of Psychology dell'ASU, afferma: "Il Fasudil lascia intravedere grandi speranze nell'allontanamento dell'invecchiamento cognitivo."

Sebbene si sia ancora in un momento iniziale della ricerca, i risultati dello studio potrebbero condurre a nuove terapie per i problemi legati alla sfera cognitiva, per quelli che riguardano l'invecchiamento della memoria, e per migliorare la qualità delle funzioni cerebrali dell'uomo.