Non è passato molto tempo dal terribile terremoto verificatosi in Abruzzo, e si rivela sempre più necessaria la combinazione di ricerca e sostegno per la gente colpita da questa catastrofe. Sembra che gli effetti del terremoto non si esauriscano al termine della catastrofe con il terribile bilancio vittime/superstiti e con la perdita dei propri cari, dell'abitazione e degli averi. A tutto ciò si somma, come se non bastasse, l'eventualità di alterazioni delle funzioni cerebrali negli individui sopravvissuti al disastro.
Questo è quanto risulta da una ricerca condotta sui sopravvissuti del terremoto in Sichuan (Cina) del 12 maggio 2008. Questa catastrofe, pari all'ottavo grado Richter, lasciò dietro di sé decine di migliaia di vittime, feriti e dispersi. Questa ricerca fu la prima a occuparsi degli effetti procurati dal terremoto sulla psiche umana. Lo studio, pubblicato sulla rivista dell'Accademia Americana delle Scienze 'PNAS', e coordinato da Andrea Mechelli dell'Istituto di Psichiatria del King's College di Londra, mette in luce come già pochi giorni dopo il terremoto il cervello dei sopravvissuti funzioni in modo alterato, con aree iperattive e deficit di interconnessione tra diversi circuiti cerebrali.
Non siamo lontani da quelli che in ambito anglosassone vengono definiti post traumatic stress disorders, derivati generalmente dall'aver partecipato o subito eventi bellici. Dopo una sciagura come quella abruzzese molti individui coinvolti soffrono, anche per anni, di disturbi da stress post-traumatico. La permanenza di questi disturbi significa vivere imprigionati nello choc, con una bassissima qualità di vita come conseguenza. Questi disturbi sono stati peraltro associati a disfunzioni cerebrali, ma finora mancavano studi sugli effetti del terremoto a brevissimo termine.
Il cervello a riposo di 44 scampati alla tragedia cinese dell'anno scorso anno e 32 soggetti di controllo non coinvolti nel terremoto è stato analizzato con la risonanza magnetica funzionale. Le scansioni cerebrali sono state effettuate nei primi 25 giorni seguenti al sisma, in media dopo 13 giorni. Dallo studio sono risultati nel cervello dei sopravvissuti dei cambiamenti, successivamente alla scossa: è stata registrata un'iperattivazione delle regioni frontolimbiche e striatali (che servono anche all'elaborazione emotiva) e una riduzione dell'interconnessione tra le diverse aree cerebrali.
Hanno dichiarato in merito i ricercatori: ''I nostri risultati mostrano che alterazioni significative della funzione cerebrale simili a quelle osservate nel disturbo da stress postraumatico possono essere viste subito dopo l'evento". Questa ricerca potrebbe evidenziare l'importanza di un sostegno medico aiutando a identificare le persone che hanno bisogno di una cura immediata, in modo da ridurre l'impatto psicologico a lungo termine del trauma.


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