Come comunicate con qualcuno che e' gravemente malato? La prima cosa da ricordare e' che spesso i malati non capiscono le loro propri reazioni. Non e' raro che qualcuno a cui sia stata diagnosticata una malattia grave si interroghi sulla propria sanità mentale.
"Mi sembra di impazzire", "Che cosa mi sta succedendo? Mi sembra di non poter più pensare con lucidita". Ecco cosa può passare nella mente del malato, e se non reagite in modo abbastanza sensibile sarete destinati a isolare proprio la persona che state cercando di aiutare, e se esiste un momento giusto per imparare ad ascoltare il prossimo è proprio questo. Anche in normali circostanze talvolta è difficile farsi ascoltare, quante volte vi sarà capitato di dire qualcosa e di essere interrotti prima di finire la frase? Per qualcuno che è gravemente malato può essere disorientante che qualcuno intorno a sé conduca interamente la conversazione. Rifiutare di parlare o di menzionare la questione principale farà sentire la persona isolata (a meno che questa non ne sia totalmente inconsapevole), per cui fate del vostro meglio per includerla nella discussione riguardante la cura e il benessere della sua persona.
Di fronte a una malattia grave, tutti hanno bisogno della vicinanza della famiglia e degli amici. L'ultima cosa di cui hanno bisogno è aver a che fare con commenti accondiscendenti e insensibili. Inoltre, hanno bisogno di rispetto per la loro privacy. La maggior parte dei malati hanno bisogno che voi gli forniate la possibilità di entrare in contatto con loro alle loro condizioni e secondo i loro tempi. Tutti noi desideriamo essere trattati con rispetto e considerazione, e questo vale soprattutto per chi è gravemente malato.
Quindi non cercate di dominare le conversazione o stabilire l'ordine del giorno. Non finirò mai di sottolineare abbastanza questo punto, soprattutto se abbiamo a che fare con una malattia mortale. La volontà di una persona di parlare della propria malattia e delle proprie emozioni dipende dal grado di fiducia e confidenza che ripone in voi, e dalla vostra apertura e da quanto siete preparati ad abbracciare la sua sofferenza.
Invece di fare delle supposizioni su come si sente o su cosa pensiate che desideri, è molto meglio sintonizzarsi sul momento reale. Solo così potete essere veramente ricettivi. Attenzione però alla pietà. Spesso quest'ultima è espressione di una vostra paura, a differenza della compassione che nasce dall'amore.
Cosa bisogna dunque fare o dire?
- Prendete spunto dalla persona malata. Sempre.
- Chiedetele se, e di cosa, vuole parlare.
- Se non vuole parlare, provate ad appoggiare la mano sul suo braccio. La mia esperienza mi dice che toccare qualcuno nel momento in cui si sente alienato e isolato può costituire un legame spesso più profondo delle parole.
- Se la persona malata desidera parlare, chiedetegli di cosa.
- A questo punto, anziché riempire il silenzio,cucitevi la bocca e ascoltate.
- Se la persona si blocca, chiedetele di continuare.
- Praticate queste abilità in ogni momento e vi stupirete di quanto imparerete dagli altri e da voi stessi! Qualsiasi cosa facciate, lasciate l'espressione afflitta a casa e non dite "sii positivo/a"!
La persona malata può anche cercare di restare ottimista, ma come reazione al vostro commento, può ritrarsi. In ogni caso, cosa significa "positivo"? E chi volete realmente confortare, voi stessi o il malato?
Inoltre, ecco qualche consiglio sulle cose da non fare assolutamente quando visitate qualcuno all'ospedale:
- Sedervi, afferrare una rivista o un giornale, e iniziare a leggere
- Osservare la televisione al di sopra del letto
- Sedervi ed iniziare a parlare di voi e di quello che avete fatto fino a quel momento
Se avete qualsiasi domanda in merito all'argomento, non esitate a contattarmi. La mia risposta sarà pubblicata sul blog nella speranza di potere essere utile.
Joel


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