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Allarmi ed epidemie

Individuata la causa della devastante pandemia influenzale del 1918

By Madeline Ellis
Published: Martedì, 19 May 2009
epidemia

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Nel corso dei secoli, i virus dell'influenza hanno subito diverse mutazioni, trasformandosi spesso in epidemie e pandemie. L'influenza nota come ‘spagnola' che causò circa 50 milioni di morti in tutto il mondo fra il 1918 e il 1919.è spesso citata come la più devastante che la storia ricordi. Si trattò di una epidemia fortissima, con un indice di mortalità che arrivava al 2,5 rispetto allo 0,1 delle precedenti epidemie influenzali,capace di abbassare per circa dieci anni le aspettative di vita in Europa e negli Stati Uniti. Tutte le influenze pandemiche, con la sola eccezione dell'infezione nota come influenza aviaria, sono causate direttamente dalla spagnola del 1918, che si potrebbe definire quindi la ‘madre' di tutte le pandemie influenzali.

A distanza di più di 75 anni, molte questioni riguardo la pandemia del 1918 erano rimaste irrisolte, comprese la più elementare: perché fu così devastante? L'influenza solitamente provoca un'infezione delle vie respiratorie superiori che colpisce il naso e la gola, e di conseguenza porta il corpo ad ammalarsi, e ad avere febbre, indolenzimento muscolare e debolezza generale. Le autopsie delle vittime della pandemia del 1918 rivelarono, però, che molte delle vittime, spesso, fra l'altro, adulti giovani e in salute, morivano per una grave forma di polmonite. Il virus aveva la capacità di invadere i polmoni e questo è sempre stato attribuito a un livello molto altro di resistenza, ma i geni che gli conferivano questa forza e resistenza erano sconosciuti, almeno fino ad oggi.
Un team di ricerca, condotto da Kawaoka and Tokiko Watanabe, due virologi dell' University of Wisconsin-Madison, ha identificato tre geni che davano al virus del 1918 la capacità di riprodursi nei tessuti polmonari.

Nel loro laboratorio, i ricercatori hanno mescolato esemplari del virus del 1918 con il K173, un virus influenzale che circola normalmente fra le persone. Si è focalizzata l'attenzione su tre geni, chiamati PA, PB1 e PB2. Se aggiunti singolarmente essi agivano come nella maggior parte delle influenze e colpivano solo il tratto superiore delle vie respiratorie. Ma tutti e tre i geni insieme inseriti in un esemplare di nucleoproteina o in un gene NP ricavati dal virus del 1918, permettevano a quest'ultimo di stabilizzarsi nelle cellule polmonari e produrre la polimerasi dell'RNA., cioè di creare la proteina necessaria a fare moltiplicare il virus. Senza questa proteina, il virus è incapace di riprodurre nuove particelle di virus e di diffondere l'infezione alle cellule circostanti. Questo mix micidiale ha reso letale per i furetti da laboratorio una semplice e comune influenza stagionale, perché l'ha resa capace di attaccare i polmoni e riprodursi in essi. I ricercatori hanno utilizzato dei furetti per la loro particolarità di reagire all'influenza in un modo molto simile all'uomo.

La scoperta di questo meccanismo e del suo ruolo nelle possibilità del virus di infettare i polmoni, pubblicato recentemente sulla rivista on line Proceedings of the National Academy of Sciences, può aprire una nuova via, come ci ricorda Kawaoka, per identificare rapidamente i fattori di rischio nelle nuove pandemie influenzali. Il meccanismo individuato può anche portare a identificare, continua il responsabile della ricerca, nuove classi di farmaci antivirali, che sono necessari rapidamente e possono essere utilizzati come vaccini per bloccare sul nascere la diffusione della pandemia.