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Allarmi ed epidemie

Febbre suina: rischi di contagio e risposte mediche

By Heather Hajek
Published: Martedì, 5 May 2009
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Il virus della febbre suina fa il suo cammino attraverso il Messico, ma anche il Sud-ovest degli Stati Uniti. La preoccupazione del governo americano sui focolari d'epidemia di febbre suina è in aumento costante da giovedì 23 marzo 2009, ed alcuni esperti temono che la febbre possa essere l'inizio d'una pandemia.
Finora, solo 20 americani hanno contratto la febbre suina e si sono tutti ristabiliti, nel vicino Messico, però, i contagi non sono stati così esigui. I responsabili sanitari messicani ci dicono che la febbre ha già ucciso 150 persone nel centro del Messico.
Un professionista medico del Paese ha dichiarato che la maggior parte delle morti aveva età tra 25 e 45 anni, cosa che lascia non poche preoccupazioni.
La normale febbre stagionale può essere mortale tendenzialmente solo su soggetti molto giovani e molto vecchi, ma le pandemie, come la febbre spagnola del 1918 e quelle del 1957 ed il 1968, colpiscono spesso più duramente i giovani adulti in buona salute.
Più di 1000 casi sospetti e quattro casi possibili sono stati rintracciati a Mexicali, alla frontiera della California.
"La nostra preoccupazione è ulteriormente cresciuta ieri, alla luce dei nostri nuovi dati", ha dichiarato il dott. Richard Besser, direttore del Centers US for Disease Control and Prevention (CDC). "Non sappiamo se ciò condurrà alla prossima pandemia" ma secondo Besser, "questi casi vanno presi seriamente e inducono alla sorveglianza."
John Barry, autore di The Great Influenza, ha detto che si tratta certo di una situazione estremamente grave. "Se il virus si trova solo a metà strada nel contagio, avremo una pandemia."
"Il virus è già presente a Città del Messico, è stato anche individuato in California, e si trova probabilmente in altri luoghi."
Il dottor Martin Blaser, presidente del dipartimento di medicina dell'Università di New York Langone Medical Center, ritiene che la situazione possa essere grave. "E' inquietante, poiché colpisce persone che non hanno contatti diretti con i maiali", spiega.
"La sorveglianza delle CDC è stata intensificata, allo scopo d'evitare l'aumento del livello di contagio, cosa che potrebbe essere l'inizio di una nuova epidemia."
Tuttavia, altri esperti restano convinti che il panico è da evitare. "Esiste una molto debole probabilità (d'assistere) ad una epidemia generalizzata", ha dichiarato il dott. Peter Katona, professore associato di medicina clinica alla David Geffen School Medicine a UCLA.
Besser aggiunge che gli scienziati lavorano già su un primo vaccino contro la malattia e che la CDC ha già inviato un'unità di medici in California per apprendere maggiori informazioni sul virus e probabilmente deciderà di inviare un'unità anche in Texas.
"Il livello di pianificazione che ha avuto luogo in questo Paese è senza precedenti", spiega, aggiungendo che gli Stati Uniti sono pronti a rispondere ad una minaccia di pandemia molto più efficacemente che in passato.
L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) dice che il virus sembra essere molto sensibile a due medicine antivirali, l'oseltamivir (Tamiflu) e lo zanamivir dei laboratori GlaxoSmithKline (Relenza).